{"id":236,"date":"2011-08-10T00:00:45","date_gmt":"2011-08-10T00:00:45","guid":{"rendered":"http:\/\/www.hazarapeople.com\/it\/?p=236"},"modified":"2011-08-10T00:00:45","modified_gmt":"2011-08-10T00:00:45","slug":"vita-da-rifugiati-dellafghanistan-in-iran","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.hazarainternational.com\/it\/vita-da-rifugiati-dellafghanistan-in-iran\/","title":{"rendered":"Vita da Rifugiati dell&#8217;Afghanistan in Iran"},"content":{"rendered":"<p>Di Biancamaria Balestra<\/p>\n<p><strong>E ORA A KABUL, COSTI QUEL CHE COSTI!<\/strong><\/p>\n<p><strong>Sono 37 milioni i rifugiati nel mondo: per calamit\u00e0 naturali, per conflitti armati&#8230; E se le prime sono ineluttabili (non sempre), i secondi denunciano l\u2019uomo. Che per\u00f2 sembra non voler capire&#8230; L\u2019Iran ospita 2 milioni e 360 mila profughi dell\u2019Afghanistan. Da qualche tempo \u00e8 iniziato il rimpatrio. Ma&#8230;<\/strong><br \/>\n<a href=\"http:\/\/www.hazarapeople.com\/it\/wp-content\/uploads\/2011\/08\/AFG-IRN.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"http:\/\/www.hazarapeople.com\/it\/wp-content\/uploads\/2011\/08\/AFG-IRN-e1312934255158.jpg\" alt=\"\" title=\"Rifugiati in iran\" width=\"480\" height=\"339\" class=\"aligncenter size-full wp-image-237\" \/><\/a><br \/>\nQual \u00e8 la situazione dei rifugiati afghani in Iran? \u00c8 certamente migliore di quella dei loro conterranei fuggiti in Pakistan. Per\u00f2 sono soltanto alcune decine di migliaia gli afghani che vivono nei 27 campi profughi dell\u2019Iran, \u00abinsolitamente decorosi e bene organizzati, tra i migliori al mondo\u00bb, come li ha definiti Laura O\u2019Mahony, una delle responsabili dell\u2019Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati a Teheran. Gli altri afghani (la maggioranza) si sono insediati un po\u2019 ovunque: si trovano in quasi tutti i grandi centri.<\/p>\n<p>Alcuni, soprattutto quelli arrivati da vecchia data, hanno anche impiantato una propria attivit\u00e0. C\u2019\u00e8 chi ha moglie o marito iraniani. Lo ammettono essi stessi: a loro \u00e8 andata meglio che ad altri. Ma non \u00e8 stato facile. Per un profugo non lo \u00e8 mai. <\/p>\n<p><strong>UNA LUNGA ODISSEA<\/strong><br \/>\nGli afghani sono incominciati ad arrivare in Iran circa 30 anni fa, ai tempi della cacciata del loro re Zahir. Da allora non hanno mai smesso di attraversare la frontiera. Durante l\u2019invasione sovietica dell\u2019Afghanistan (1979-89), il loro numero arriv\u00f2 a 6 milioni. Molti sono tornati quando i russi hanno abbandonato il paese. Poi \u00e8 incominciata la guerra civile, poi sono arrivati i talebani, poi questi sono stati cacciati, poi&#8230; Secondo l\u2019ultimo censimento, gli afghani in Iran sono 2 milioni e 360 mila. Ma pochi hanno lo status di rifugiati; un discreto numero possiede la \u00abcarta blu\u00bb (corrisponde al permesso di soggiorno); i pi\u00f9 hanno solo un numero di registrazione; per\u00f2 si calcola che ci siano ancora 200 mila profughi che non hanno risposto all\u2019appello e che, quindi, rimangono fuori dei conti.<br \/>\n\u00abL\u2019Iran \u00e8 stato generoso nei loro confronti &#8211; ha confermato la signo- ra O\u2019Mahony -. <\/p>\n<p>Ha garantito istruzione ai loro figli, assistenza medica a tutti, sussidi per i pi\u00f9 vulnerabili\u00bb. Bisogna, per\u00f2, aggiungere che questo vale per chi ha la carta blu; per gli altri le cose sono pi\u00f9 difficili. Ad esempio: non possono mandare i figli nelle scuole iraniane. Per tali ragazzi gli stessi afghani hanno organizzato scuole proprie, con l\u2019aiuto dei membri pi\u00f9 danarosi della comunit\u00e0. Rimane per tutti il grosso scoglio del lavoro. Se lo \u00e8 per i profughi in occidente (economicamente forte), a maggior ragione lo \u00e8 in Iran, dove l\u2019indice di disoccupazione \u00e8 molto alto. Perfino chi \u00e8 in possesso di regolari documenti pu\u00f2 svolgere legalmente solo lavori manuali. L\u2019afghano viene per lo pi\u00f9 impiegato come spazzino, giardiniere, manovale. Il settore delle costruzioni si avvale molto di lui, perch\u00e9 \u00e8 un bravo lavoratore, tenace e affidabile. <\/p>\n<p><strong>COMPLICE LA DIFFIDENZA<\/strong><br \/>\nIn Iran (con non pochi problemi socio-economici) la presenza di numerosi profughi suscita malcontento. Negli ultimi anni le autorit\u00e0 locali, pressate anche dall\u2019opinione pubblica, hanno tentato di rimandare a casa qualcuno. Un articolo del piano quinquennale di sviluppo, approvato nel 2000, prevedeva l\u2019espulsione dal paese dei lavoratori illegali: leggasi \u00abafghani\u00bb. Ma poco \u00e8 stato fatto per garantirne l\u2019applicazione. Qualcuno \u00e8 stato accompagnato alla frontiera, ma non si \u00e8 andati molto pi\u00f9 in l\u00e0. Va ricordato che, negli ultimi anni, l\u2019Iran ha dovuto fronteggiare il problema dei profughi quasi completamente da solo. La diffidenza che nutre verso l\u2019occidente (ampiamente ricambiata) ha reso difficoltosa la presenza delle organizzazioni internazionali: quindi anche l\u2019arrivo di aiuti. Ora per\u00f2, con la caduta del regime dei talebani in Afghanistan e l\u2019insediamento di un governo riconosciuto dalla comunit\u00e0 internazionale, le autorit\u00e0 iraniane ritengono non esserci pi\u00f9 i presupposti perch\u00e9 gli afghani rimangano nel loro paese.<br \/>\n<a href=\"http:\/\/www.hazarapeople.com\/it\/wp-content\/uploads\/2011\/08\/IRAN.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"http:\/\/www.hazarapeople.com\/it\/wp-content\/uploads\/2011\/08\/IRAN-e1312934368296.jpg\" alt=\"\" title=\"i bambini dei rifugiati dell&#039;afghanistan in iran\" width=\"480\" height=\"352\" class=\"aligncenter size-full wp-image-238\" \/><\/a><br \/>\nIl 4 aprile 2002 l\u2019Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati, il governo iraniano e l\u2019autorit\u00e0 afghana hanno sottoscritto un programma, per favorire il rimpatrio volontario dei profughi. Un analogo programma, sempre promosso e finanziato dall\u2019Onu, prevedeva altrettanti rientri dal Pakistan e dalle repubbliche centroasiatiche. In totale, 1 milione e 200 mila persone. Per\u00f2 la realt\u00e0 ha di gran lunga superato le aspettative. A fine agosto 2002 erano gi\u00e0 1 milione e 600 mila i rientrati, di cui oltre 1 milione dal Pakistan e 200 mila dall\u2019Iran. La diversit\u00e0 delle cifre pu\u00f2 dare un\u2019idea delle diverse condizioni in cui i profughi vivono nei due paesi. <\/p>\n<p><strong>AD UN CENTRO PROFUGHI<\/strong><br \/>\nHo visitato uno dei 10 centri aperti in Iran per consentire il rimpatrio dei profughi. \u00c8 il \u00abSuleiman Khani\u00bb, nei sobborghi di Teheran, che registra il maggiore concentramento di persone, perch\u00e9 nella capitale e provincia abita un terzo degli afghani residenti nel paese. Le modalit\u00e0 per il rimpatrio sono semplici. Chi desidera partire si presenta al centro con i documenti; ognuno (compresi i bambini di pochi mesi) viene fotografato e riceve il foglio di via. <\/p>\n<p>Terminata questa prima fase a cura delle autorit\u00e0 iraniane, i profughi vengono ricevuti dagli operatori dell\u2019Alto Commissariato delle Nazioni Unite, i quali li intervistano per stabilire la volontariet\u00e0 del rimpatrio, la localit\u00e0 in cui intendono rientrare, le condizioni in cui presumibilmente si verranno a trovare: se hanno casa, se possiedono terra. Compito degli operatori \u00e8 anche fornire informazioni sui pericoli in cui i profughi possono incorrere durante il viaggio in territorio afghano. L\u2019Onu, infatti, provvede alle loro necessit\u00e0 e sicurezza solo fino a Herat. Poi ognuno prosegue per conto proprio, dopo aver ricevuto un po\u2019 di denaro per il viaggio e generi alimentari sufficienti per i primi giorni.<\/p>\n<p>Le persone anziane e quelle non in buone condizioni di salute devono sottoporsi ad una visita medica, per stabilire se sono in grado di affrontare il viaggio o per ricevere le cure di cui hanno bisogno. A conclusione delle procedure, i profughi ricevono il biglietto per il convoglio, che parte il giorno successivo. Ogni convoglio \u00e8 formato da un numero di pullman, variabile secondo i viaggiatori previsti per quel giorno, e da un numero doppio di camion per il trasporto dei bagagli. Gli afghani possono portare via tutti i loro beni, senza alcun limite: suppellettili, oggetti personali, denaro. <\/p>\n<p>Dal centro \u00abSuleiman Khani\u00bb ogni giorno parte un convoglio alla volta di Mashad e della frontiera. La mattina del mio arrivo si stava avviando il centesimo viaggio di ritorno a casa: 425 profughi su 12 pullman. Era un numero modesto, se si pensa che nei giorni precedenti le persone erano state da 800 a 1.000. I dati mostrano che il numero dei rientri \u00e8 in rapida crescita. <\/p>\n<p><strong>E DOVE VIVRETE? <\/strong><br \/>\nDopo la partenza dei pullman, al centro \u00abSuleiman Khani\u00bb rimasero ancora tante persone: erano quelle che sarebbero partite il giorno successivo o che dovevano ultimare le formalit\u00e0 richieste: chi era in attesa di fare la fotografia, chi di essere intervistato. Un folto gruppo, soprattutto donne e bambini, faceva la fila davanti all\u2019infermeria. Che speranza ha questa gente? Me lo sono chiesta girando per l\u2019ampio spazio del centro. Vedevo le facce tirate degli adulti; solo i bambini piccoli avevano voglia di fare chiasso, di giocare; i padri, le madri e i fratelli pi\u00f9 grandi rimanevano seri. Avrei voluto attaccare discorso.<br \/>\nMa come?<br \/>\nNotando che la mia macchina fotografica appesa al collo suscitava una certa curiosit\u00e0, ne ho approfittato: ho puntato l\u2019obiettivo su alcune fanciulle e le ho viste sorridere. Poi sono accorsi dei ragazzini a mettersi in posa, come pure qualche altro membro della famiglia.<br \/>\nIl ghiaccio era rotto.<br \/>\n&#8211; Dove andate?<br \/>\n&#8211; A Kabul.<br \/>\n&#8211; Avete una casa l\u00e0?<br \/>\n&#8211; No.<br \/>\n&#8211; Avete parenti che vi possono ospitare?<br \/>\n&#8211; No.<br \/>\n&#8211; Allora dove vivrete?<br \/>\n&#8211; In tenda, da principio. Poi ci costruiremo una casa.<br \/>\n&#8211; \u00c8 molto duro per\u00f2&#8230; (non ho trovato di meglio per commentare).<br \/>\nNon pensate che sia pericoloso?<br \/>\n&#8211; No, adesso non c\u2019\u00e8 pericolo&#8230; <\/p>\n<p>Le altre persone con cui ho parlato mi hanno detto pressappoco le stesse cose. Tutti andavano a Kabul; qualcuno non aveva la casa, per\u00f2 aveva dei parenti; qualcuno aveva la casa, ma non sapeva se fosse ancora in piedi. Dagli occhi di tutti traspariva affanno, ma nelle parole risuonava la determinazione di ritornare a casa, pi\u00f9 forte di tutto. Con la speranza di farcela. <\/p>\n<p>Come non capire il desiderio di ritrovare la propria gente e la propria terra? Li ho ascoltati in silenzio, ma in cuor mio non sono riuscita a condividere il loro disperato ottimismo. <\/p>\n<p><strong>TANTO DENARO, MA NON PER LORO<\/strong><br \/>\nDurante la nostra conversazione, Laura O\u2019Mahony \u00e8 stata molto cauta nel valutare le reali possibilit\u00e0 che i profughi hanno di rientrare in Afghanistan. \u00abNoi tentiamo di facilitare il rimpatrio, ma non lo incoraggiamo; non si pu\u00f2 parlare di rimpatrio, se non si pensa contemporaneamente a ricostruire le infrastrutture. Lo sanno gli stessi afghani; \u00e8 per questo che molti rimangono qui. Se uno ha dei figli, come fa a ritornare in un paese senza scuole? La maggioranza non ha pi\u00f9 la casa, essendo stata distrutta o danneggiata dai bombardamenti anglo- americani, in seguito all\u201911 settembre 2001; oppure non ha pi\u00f9 la terra, perch\u00e9 occupata da altri o, addirittura, venduta a terzi. <\/p>\n<p>Inoltre, se \u00e8 vero che alcune regioni dell\u2019Afghanistan sono abbastanza sicure, altre rimangono pericolose&#8230; Perch\u00e9 a ritornare sono pi\u00f9 numerosi i tagiki rispetto agli hazara? Perch\u00e9 il territorio degli hazara ha sub\u00ecto maggiori devastazioni e non offre nessuna sicurezza\u00bb. Il vero problema non \u00e8 far partire la gente, ma assicurarle una condizione dignitosa al rientro. Muoversi in Iran \u00e8 facile; ma in Afghanistan coordinare gli interventi \u00e8 molto difficile per le condizioni in cui si \u00e8 costretti a lavorare. Anche la cosa pi\u00f9 semplice necessita di un enorme dispendio d\u2019energia e di un lungo lavoro preparatorio.<br \/>\nE poi mancano i soldi. \u00abAll\u2019Afghanistan sono state fatte molte promesse, ma di soldi ne sono giunti ben pochi &#8211; ha constatato con amarezza la signora O\u2019Mahony -. <\/p>\n<p>In Kosovo, all\u2019indomani dell\u2019intervento della Nato, \u00e8 arrivato un fiume di denaro, per\u00f2 in Afghanistan&#8230; Perfino i fondi stanziati per il programma di rimpatrio sono insufficienti, a causa dell\u2019alto numero di rientri. Per starci dentro, abbiamo dovuto ridurre gli aiuti in cibo e coperte che diamo ad ogni profugo. D\u2019altra parte, noi ci basiamo esclusivamente su contributi volontari. A proposito: forse le interesser\u00e0 sapere che l\u2019Italia \u00e8 una delle nazioni che maggiormente contribuisce alla nostra opera qui&#8230;\u00bb. Il fatto mi interessava, tanto che sono andata alla nostra ambasciata a Teheran per saperne di pi\u00f9. Ho, cos\u00ec, appreso che l\u2019Italia \u00e8 da tempo impegnata in favore dei rifugiati afghani in Iran: oltre a sostenere i programmi delle Nazioni Unite, il nostro paese partecipa con cospicui contributi alla costruzione di scuole e finanzia interventi per migliorare le condizioni di vita nei campi profughi. Una volta tanto, ci si pu\u00f2 augurare di continuare cos\u00ec. <\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/www.rivistamissioniconsolata.it\/cerca.php?azione=det&#038;id=1168\"><strong>fonte<\/strong><\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Di Biancamaria Balestra E ORA A KABUL, COSTI QUEL CHE COSTI! Sono 37 milioni i rifugiati nel mondo: per calamit\u00e0 naturali, per conflitti armati&#8230; E se le prime sono ineluttabili (non sempre), i secondi denunciano l\u2019uomo. Che per\u00f2 sembra non voler capire&#8230; L\u2019Iran ospita 2 milioni e 360 mila profughi dell\u2019Afghanistan. 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