{"id":261,"date":"2011-08-10T01:21:17","date_gmt":"2011-08-10T01:21:17","guid":{"rendered":"http:\/\/www.hazarapeople.com\/it\/?p=261"},"modified":"2018-08-30T11:47:43","modified_gmt":"2018-08-30T11:47:43","slug":"ragazze-hazara-in-fuga-dallafghanistan-a-que","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.hazarainternational.com\/it\/ragazze-hazara-in-fuga-dallafghanistan-a-que\/","title":{"rendered":"Ragazze Hazara in fuga dall&#8217;Afghanistan a Quetta"},"content":{"rendered":"<p>Evelina Colavita<\/p>\n<p><strong><br \/>\nOltre mille ragazze dell&#8217;etnia minoritaria Hazara, fuggite dall&#8217;Afghanistan frequentano le scuole della dottoressa Sima Samar a Quetta in Pakistan. Alcune di queste ragazze mi hanno raccontato la loro storia. Inizio da Fatima, che nonostante i suoi tredici anni frequenta la prima elementare alla scuola per ragazze Ariana a Quetta.<\/strong><\/p>\n<p><strong>Fatima<\/strong><br \/>\nFatima \u00e8 una ragazza molto intelligente, ha tredici anni ma ci\u00f2 nonostante frequenta la prima elementare perch\u00e9 lei fino a sei mesi fa viveva a Kabul dove a partire dal 1996 i Taliban hanno vietato alle ragazze di andare a scuola. Sei mesi fa appunto, Fatima \u00e8 fuggita a Quetta in Pakistan insieme ai suoi genitori e a sua sorella maggiore. Suo padre a Kabul era disoccupato e Fatima ricamava tutto il giorno per guadagnare dei soldi, quindi di giocare nemmeno se ne parlava. Anche qui a Quetta la madre e le due bambine ricamano per guadagnare da vivere poich\u00e9 il padre tuttora non ha trovato un lavoro. L&#8217;affitto della stanza nel quartiere affollato di Mareeabad \u00e8 di 1000 Rupie (13 EUR ca.) al mese e per poter guadagnare questi soldi Fatima doveva ricamare dozzine di chador e di fazzoletti. Quetta non le piace affatto, qui \u00e8 una profuga, avrebbe preferito rimanere a Kabul che comunque \u00e8 la sua patria.<br \/>\n<a href=\"http:\/\/www.hazarapeople.com\/it\/wp-content\/uploads\/2011\/08\/fatima.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-262\" title=\"fatima\" src=\"http:\/\/www.hazarapeople.com\/it\/wp-content\/uploads\/2011\/08\/fatima-e1312938337855.jpg\" alt=\"\" width=\"480\" height=\"637\" \/><\/a><br \/>\nLe sue amiche sono rimaste a Kabul. Ogni tanto Fatima poteva andare a trovarle, nascosta sotto un burqa e accompagnata da un suo parente maschio, perch\u00e9 solo in queste condizioni donne e ragazze afghane possono lasciare la casa sotto il regime dei Taleban. Un fatto la rende per\u00f2 felice, finalmente pu\u00f2 andare a scuola e forse il suo sogno si avverer\u00e0: vorrebbe diventare medico, come la dottoressa Sima.<\/p>\n<p><strong>Latifa<\/strong><\/p>\n<p>Latifa ha undici anni ed \u00e8 arrivata a Quetta 2 mesi fa. \u00c9 cresciuta nel villaggio di Hulqui nella provincia di Jaghori in Afghanistan. A Hulqui frequentava la scuola locale della dott.ssa Sima e ora a Quetta \u00fc stata inserita in terza elementare, perch\u00e9 deve recuperare alcune materie, come per esempio urdu, che \u00e8 la lingua parlata in Pakistan. A lei Quetta piace perch\u00e9 la vita in Afghanistan era noiosa per lei, dopo le lezioni doveva rimanere a casa e aiutare suo padre. II padre di Latifa prima dell&#8217;arrivo dei Taleban era ingegnere ma ora faceva il sarto e Latifa ricamava per lui. Anche qui a Quetta deve lavorare ma ogni tanto pu\u00f2 uscire in cortile e giocare con le sue nuove amiche. Fino a notte fonda fa tappeti insieme ai suoi due fratelli minori e a sua sorella. Solo cos\u00ec la famiglia pu\u00f2 sopravvivere.<\/p>\n<p>&#8220;Qui a Quetta tutto \u00e8 carissimo ma a scuola abbiamo dei banchi e non dobbiamo stare sedute per terra a scrivere, come in Afghanistan.&#8221; Il padre di Latifa non \u00e8 a Quetta, \u00e8 stato ucciso in Afghanistan. Per questo motivo la madre e i quattro figli devono guadagnarsi da vivere. L&#8217;affitto per la stanza nella quale vivono e il cibo che comprano al mercato \u00e8 molto caro. Per colazione mangiano solo pane raffermo e t\u00e8. Per il latte invece i soldi non bastano.<\/p>\n<p><strong>Salima<\/strong><\/p>\n<p>Salima ha diciotto anni e nel 1998 ha lasciato l&#8217;Afghanistan per venire a Quetta. Frequenta la stessa elementare alla scuola Ariana. Anche a lei la vita non sorride. Le lezioni della sesta elementare si svolgono nel turno del pomeriggio dalle 12.15 alle 16.30. Al mattino e dopo la scuola Salima aiuta a fare i mestieri di casa. Ha 3 fratelli, 2 sorelle, zie e nipoti. Tutti quanti vivono ammucchiati in due stanze nel quartiere di Mareeabad. Sono undici persone in due stanze e in queste condizioni non rimane spazio per potersi concentrare sui compiti. Tanto a Salima non rimane quasi tempo per i compiti, da&#8217; lezioni di recupero per ragazze e ragazzi appena arrivati dall&#8217;Afghanistan che devono abituarsi ad alcune materie come urdu o inglese. Di sera Salima ricama dei chador fino a notte inoltrata e con il ricavato dei ricami si compra i quaderni e le penne per la scuola. Salima vorrebbe diventare prima della classe e riuscire ad essere ammessa al Science Institute della Dott.ssa Sima Samar, dopo aver finito la dodicesima classe. Il suo sogno e&#8217; quello di diventare maestra per poter aiutare il suo popolo.<\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/www.hazarapeople.com\/it\/wp-content\/uploads\/2011\/08\/salima.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-265\" title=\"salima\" src=\"http:\/\/www.hazarapeople.com\/it\/wp-content\/uploads\/2011\/08\/salima-e1312938733122.jpg\" alt=\"\" width=\"480\" height=\"548\" \/><\/a><\/p>\n<p>&#8220;Non \u00e8 bello vivere a Quetta come profuga, la gente ti guarda male e tutti ti chiedono dei prezzi esagerati. Ognuno tenta di sfruttarti e di ingannarti. Desidero tanto poter tornare in Afghanistan come maestra e di poter insegnare. Spero che in futuro nessuno dovr\u00e0 lasciare il suo paese. L&#8217;Afghanistan \u00e8 un bel paese, ci sono le montagne e tutto quanto, qui a Quetta c&#8217;\u00e8 solo polvere. In Afghanistan pero c&#8217;\u00e8 la guerra ed \u00e8 per questo che devo vivere qui a Quetta&#8221;.<\/p>\n<p><strong>Fahima<\/strong><\/p>\n<p>&#8220;ho 21 anni e fino ad un mese fa vivevo a Kabul. Ora sono iscritta allo Science Institute a Quetta. Insieme ad altre tre ragazze afghane vivo nell&#8217;ostello della dottoressa Sima. Mi piacciono le lezioni all&#8217;Istituto, anche perch\u00e9 oltre alle materie scientifiche qui ho la possibilit\u00e0 di studiare l&#8217;inglese e di imparare ad usare il computer. Fino ad ora non avevo mai visto un computer, e di sicuro non ne avevo mai toccato uno. A Kabul facevo tappeti, tre bambine e un bambino del vicinato mi aiutavano.<\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/www.hazarapeople.com\/it\/wp-content\/uploads\/2011\/08\/fahima.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-264\" title=\"fahima\" src=\"http:\/\/www.hazarapeople.com\/it\/wp-content\/uploads\/2011\/08\/fahima-e1312938977640.jpg\" alt=\"\" width=\"480\" height=\"301\" \/><\/a><br \/>\nIniziavamo alle 7 del mattino e smettevamo alle 20. Ci mettevamo un mese per finire un tappeto. Ero io a guadagnare i soldi per mantenere la famiglia. Ora mio padre mi ha permesso di venire a studiare qui a Quetta. Mio fratello manda dei soldi dall&#8217;Ucraina dove lavora in nero. Senza questi soldi di mio fratello, mio padre non mi avrebbe mai permesso di smettere di lavorare e di venire a studiare. Mi piace qui a Quetta ma la mia famiglia mi manca tanto.&#8221;<\/p>\n<p><strong>Quando era permesso giocare, ossia giochi afghani<\/strong><\/p>\n<p>Aquilone (Kaghaz Paran)<br \/>\nI ragazzi, pi\u00f9 di ogni altro gioco, amavano far volare i loro aquiloni. Gli aquiloni coloratissimi volavano molto in altro, anche ora a Quetta posso vedere ogni tanto qualche aquilone nel cielo. Pi\u00f9 in alto vola l&#8217;aquilone, pi\u00f9 e&#8217; facile far avvinghiare il filo del proprio aquilone attorno al filo dell&#8217;aquilone dell&#8217;avversario e poi con un tiro deciso si spezza il filo dell&#8217;altro aquilone. &#8220;Lo scopo del gioco \u00e8, che alla fine solo il tuo aquilone vola nel cielo&#8221;, spiega Mehdi, &#8220;questo richiede perizia e molto allenamento. Ma da tanto tempo in Afghanistan non volano pi\u00f9 gli aquiloni, i taleban hanno vietato questo gioco, come del resto hanno vietato tutti gli altri giochi.&#8221;<br \/>\n<strong><br \/>\nIl gioco delle uova sode (Tochmdjangi)<\/strong><br \/>\nAnche questo gioco ora e&#8217; vietato. Nel passato i ragazzi giocavano con le uova sode. Chi riusciva a rompere il guscio dell&#8217;uovo dell&#8217;avversario con il proprio uovo sodo vinceva l&#8217;uovo dell&#8217;avversario.<\/p>\n<p><strong>Bambole (Gudi Paran)<\/strong><br \/>\nCome in tutto il mondo le ragazze giocavano con le bambole. Ora nemmeno le bambole sono permesse. Rappresentano la figura umana e pertanto sono state vietate dai taleban.<\/p>\n<p><strong>Giochi cantati<\/strong><br \/>\nIn alcune case le bambine possono ancora giocare a questi giochi ma non possono cantare ad alta voce. Secondo un decreto dei taliban la voce femminile non deve essere udita, nello stesso modo come \u00e8 vietato il rumore delle scarpe femminili sul ciotolato delle strade.<\/p>\n<p>Abu bodjan Abuh<br \/>\nDastr Gulim Sharaba<br \/>\nSharabina choradni<br \/>\nPeste hakim bordani<br \/>\nHakim Hakim Zan kada<br \/>\nNesfe nona kam karda<br \/>\nChoda rosish kona<br \/>\nAspak Tshubish konat<br \/>\nNano kurutish konat<br \/>\nAku ku A kish kish<br \/>\nKu ku ku barge chinar<br \/>\nDochtara shishta<br \/>\nKatar michina done Anor koshki kaftar<br \/>\nMe budam parme sadam<br \/>\nAb zam zam me chordam<br \/>\nRege daria mi chindarn<br \/>\nSher gori Allah Allah<br \/>\nMan goftam dardubala Ku ku ku<\/p>\n<p><strong>O padre caro padre<br \/>\nC&#8217;\u00e8 del nettare nel mio fiore<br \/>\nOnesto nettare noi lo possiamo bere<br \/>\nLo possiamo portare al conte<br \/>\nIl conte, il conte ha trovato una sposa<br \/>\nPorta il tamburo intorno alla spalla<br \/>\nHa cotto met\u00e0 del pane<br \/>\nDio gli dia il pane quotidiano<br \/>\nGli dia un cavallo di legno<br \/>\nGli dia Quruty (pano con panna acida)<br \/>\nAy colomba Ay, vola via<br \/>\nfoglia dell&#8217;albero<br \/>\nLe bambine stanno sedute in cerchio<br \/>\nRaccolgono un melagrano da terra<br \/>\nVorrei essere una colomba<br \/>\nAllora volerei nel cielo<br \/>\nAllora berrei l&#8217;acqua della sorgente zam zam<br \/>\nAllora beccherei la sabbia del greto del fiume<br \/>\nIl leone dice Allah Allah<br \/>\nE io dico dardubala (questo \u00e8 un affare pericoloso)<\/strong><\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/www.gfbv.it\/3dossier\/asia\/afghan\/afghan-maed-it.html\"><strong>fonte e copyright<\/strong><\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Evelina Colavita Oltre mille ragazze dell&#8217;etnia minoritaria Hazara, fuggite dall&#8217;Afghanistan frequentano le scuole della dottoressa Sima Samar a Quetta in Pakistan. 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