{"id":2642,"date":"2016-11-20T20:02:44","date_gmt":"2016-11-20T20:02:44","guid":{"rendered":"http:\/\/www.hazarapeople.com\/it\/?p=2642"},"modified":"2016-11-20T20:43:04","modified_gmt":"2016-11-20T20:43:04","slug":"afghanistan-qui-il-potere-si-chiama-pashtun","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.hazarainternational.com\/it\/afghanistan-qui-il-potere-si-chiama-pashtun\/","title":{"rendered":"Afghanistan: qui il potere si chiama Pashtun"},"content":{"rendered":"<p><strong>Afghanistan: qui il potere si chiama Pashtun<\/strong><\/p>\n<p><strong>[sgmb id=&#8221;1&#8243;]<\/strong><\/p>\n<p><em>Articolo di Daniele Raineri, tratto da &#8220;Il foglio&#8221;<\/em><\/p>\n<p>A Kabul non ci cascano. Gli afghani ricordano e raccontano del 1996, di quando la capitale cadde nelle mani dei talebani risaliti dalle zone pashtun del sud. \u201cPer i primi dieci giorni non accadde nulla, troppo poco tempo per fare crescere le barbe agli uomini, come volevano loro. Poi, quando non ebbero pi\u00f9 paura di scatenare una guerra urbana strada per strada, smisero di essere guardinghi e cominciarono a stringere la morsa. Nel giro di due mesi, il controllo religioso sulle persone era diventato ossessivo. Ma tutti noi capivamo che queste paranoie sull\u2019islam erano in buona parte anche un pretesto. Del resto, qui eravamo gi\u00e0 e siamo tutti musulmani!\u201d. \u201cVedi quella rotonda \u2013 dice il tagiko Kamir, in una zona oggi ben sorvegliata della capitale \u2013 una squadra si appostava l\u00e0, apriva una copia del Corano, fermava i passanti e li faceva interrogare da un mullah che si erano portati dietro apposta. Il problema \u00e8 che questo mullah del sud era un vero zoticone, un pretastro di campagna e quando interrogava gli abitanti di Kabul con il Corano squadernato in mano rimediava soltanto brutte figure. In dottrina islamica, un disastro. Ma la sua squadra di \u2018seminaristi\u2019 pashtun aveva i fucili, cos\u00ec dovevamo starcene zitti e perdere le discussioni per paura di essere puniti\u201d. Non c\u2019erano soltanto gli esami volanti di ortodossia coranica. I guerriglieri pashtun si mettevano davanti alle moschee e se passavi a tiro ti buttavano dentro, perch\u00e9 l\u2019obbligo islamico prescrive cinque momenti di preghiera ogni giorno. \u201cSicuro, io sono musulmano come te fratello \u2013 noi protestavamo con loro \u2013 perch\u00e9 anche tu non entri assieme a me a pregare? Ma quelli ci spianavano il fucile in faccia\u201d.<\/p>\n<p>Lo sanno tutti nella capitale e nel nord del paese. I talebani idealizzano l\u2019islam conquistatore e semplice del settimo secolo, ma guerreggiano anche per una seconda causa: la supremazia pashtun. Basta dare un\u2019occhiata alla mappa, scrive un grande corrispondente americano, Robert Kaplan, in un saggio pubblicato da poco su Foreign Policy, \u201cLa vendetta della geografia\u201d, per vedere che il problema talebani coincide con l\u2019etnia pashtun: \u201cLe zone in cui oggi in Afghanistan ci sono i combattimenti maggiori coincidono con quelle abitate dai pashtun: il sud, l\u2019est e le aree tribali del Pakistan\u201d. Anche Bowe Bergdahl, il soldato americano catturato dai talebani nella provincia afghana meridionale di Paktia, secondo l\u2019intelligence militare ormai \u00e8 stato risucchiato in profondit\u00e0 nello stomaco pashtun, fin gi\u00f9 nel nord del Pakistan, oltre quella linea di confine tra i due paesi che i locali ignorano e chiamano con disprezzo: la \u201clinea zero\u201d. \u201cI talebani sono semplicemente l\u2019incarnazione pi\u00f9 recente del nazionalismo pashtun\u201d, dice Kaplan. Alle due cartine citate da lui \u00e8 sovrapponibile anche una terza: quella delle zone afghane dove si coltiva pi\u00f9 oppio e si produce pi\u00f9 eroina.<img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-2643\" src=\"http:\/\/www.hazarapeople.com\/it\/wp-content\/uploads\/2016\/11\/oppio-Afghanistan.jpg\" alt=\"oppio-afghanistan\" width=\"550\" height=\"342\" srcset=\"https:\/\/www.hazarainternational.com\/it\/wp-content\/uploads\/2016\/11\/oppio-Afghanistan.jpg 550w, https:\/\/www.hazarainternational.com\/it\/wp-content\/uploads\/2016\/11\/oppio-Afghanistan-300x187.jpg 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 550px) 100vw, 550px\" \/>Abdullah Keshtmand, uno specialista di Afghanistan e Asia centrale, dice che quando arrivarono al potere \u201ci talebani instaurarono un vero apartheid. Il dari \u2013 un dialetto simile al farsi iraniano \u2013 \u00e8 sempre stato la lingua della maggioranza del paese, con una lunga tradizione storica e culturale. I pashtun con la loro lingua pashto sono soltanto un terzo della popolazione, ma il potere talebano impose la segregazione razziale e linguistica\u201d.<\/p>\n<p>Il 13 giugno del 2001 a Washington alcuni tra i membri pi\u00f9 influenti del Congresso americano si presentarono in aula portando sul petto un distintivo giallo: \u201cIo sono hindu\u201d. La giunta militare- religiosa di Kabul aveva emanato un editto che costringeva tutti gli hindu afghani, non musulmani, a indossare un distintivo giallo sugli abiti per distinguersi. Anche le loro case dovevano esibire un contrassegno giallo. Si capisce il sottile riferimento storico? Il regime cerc\u00f2 a posteriori di giustificare la fatwa appena pronunciata dicendo che troppi afghani cercavano di sfuggire alle punizioni della polizia religiosa con la scusa di essere hindu e che il provvedimento andava a protezione dei veri hindu. Stati Uniti, Francia e persino la Russia non la bevvero e condannarono a gran voce il trattamento: \u201cSimile a quello riservato dai nazisti agli ebrei prima e durante la Seconda guerra mondiale\u201d. Cento politici americani scrissero anche una lettera al presidente George W. Bush, per chiedergli di fare pressioni \u201cdi ogni tipo\u201d sui talebani e costringerli a ritirare l\u2019editto. Tre mesi dopo, arrivato l\u201911 settembre, sarebbero stati accontentati oltre ogni loro aspettativa.<\/p>\n<p>Naturalmente, non si pu\u00f2 generalizzare. I talebani hanno un\u2019agenda filopashtun, ma non \u00e8 vero il contrario. Il presidente dell\u2019Afghanistan antitalebano, Hamid Karzai, appartiene a una delle famiglie pashtun pi\u00f9 prestigiose. Suo padre fu assassinato sulla porta di una moschea proprio per la sua opposizione ai talebani. Zalmay Khalilzad, ex ambasciatore americano a Kabul e Baghdad, bushista convinto, \u00e8 di padre pashtun. Per contro, una delle colonne pi\u00f9 feroci tra gli alleati del mullah Omar, circa duemila combattenti, \u00e8 quella non pashtun degli uzbeki.<br \/>\nChar Asiab \u00e8 un distretto a sud di Kabul, poca ombra, tanta polvere, campi di fieno e qualche albero di melo vicino alle case. La polizia cerca scampo al caldo e si addossa ai muri con l\u2019elmetto in mano. Kharib, un capo pashtun della shura, il consiglio locale, invece circola e spiega al Foglio che i talebani sono stati durissimi anche con i pashtun. Ha un volto pieno di rughe rassegnate, un cappello bianco, le mani intrecciate dietro la schiena. Con la coda dell\u2019occhio tiene sotto controllo i movimenti dei soldati italiani. Ci tiene a sottolineare questo concetto, i talebani duri contro tutti. Pu\u00f2 darsi che si sentano campioni del popolo pashtun, ma non ce ne siamo accorti. Perch\u00e9 questa guerra giurata dentro la stessa etnia, tra il mullah Omar e Karzai, perch\u00e9 non riescono a modellare un compromesso? Kharib sorride blandamente: \u201cKarzai ha girato il mondo, sa le lingue, ha studiato. Omar \u00e8 uno zotico, \u00e8 uscito da una madrassa\u201d.<br \/>\nSe non si pu\u00f2 generalizzare sui pashtun, non si pu\u00f2 nemmeno dire che la loro agenda riduce il conflitto in Afghanistan a uno scontro locale. Come spiega uno dei maggiori esperti di counterinsurgency del mondo, l\u2019australiano David Kilcullen, nel suo saggio \u201cThe Accidental Guerrilla\u201d, l\u2019abilit\u00e0 degli arabi di al Qaida consiste proprio in questo: impiantare il terrorismo mondiale su piccoli conflitti circoscritti. Drenare risorse e uomini dalla guerra anti hindu in Kashmir, dai ribelli indonesiani, dalla guerriglia sunnita irachena, dai clan dell\u2019Afghanistan meridionale che da soli non vedono \u2013 non saprebbero vedere \u2013 oltre l\u2019eventuale riconquista di Kabul.<\/p>\n<p>La pashtunizzazione del paese a danno delle altre minoranze \u2013 i tagiki, gli uzbeki, gli hazara, i turcomanni, gli haimaq \u2013 non \u00e8 un\u2019invenzione dei talebani. Piuttosto, loro sono diventati gli ultimi portabandiera del programma. E\u2019 un\u2019idea che da sempre si ripropone in Afghanistan a cicli ravvicinati. Il primo a perfezionarla per ragioni geopolitiche, dentro il Grande Gioco, fu un colonnello inglese, Charles Edward Yate, centotrent\u2019anni fa: cacciamo le minoranze dal nord e le rimpiazziamo con gli intrattabili pashtun, meno disposti a fare accordi con i russi, cos\u00ec creiamo una zona cuscinetto tra Nuova Delhi, dove comandiamo noi, e Mosca. Il piano fu affidato all\u2019emiro afghano Amir Abdur Rahman, barba e spalle da mangiafuoco e occhi spietati da orientale. Gli afghani ricordano ancora adesso con orrore la sua campagna di \u201ccolonizzazione interna\u201d.<\/p>\n<p><strong><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft wp-image-2644 size-main-slider\" src=\"http:\/\/www.hazarapeople.com\/it\/wp-content\/uploads\/2016\/11\/abdur-rahman-khan-250x336.jpg\" alt=\"abdur-rahman-khan\" width=\"250\" height=\"336\" \/><\/strong><\/p>\n<p><strong>Dopo gli inglesi, rovesciamento di fronte<\/strong>: tocc\u00f2 ai tedeschi. Tra il regime nazista e i pashtun ci fu una fascinazione reciproca, con tracce che resistono ancora oggi. Tra noi e voi \u2013 dicevano gli emissari di Berlino \u2013 c\u2019\u00e8 affinit\u00e0 razziale, siete un popolo ariano sceso dal nord agli inizi del II millennio a. C. verso il subcontinente indiano oggi occupato dai britannici e l\u2019altopiano dell\u2019Iran; ne parlano anche i Rig-Veda, i testi sacri sanscriti, contengono toponimi che vi appartengono: Kubha (Kabul), Savasta (Swat), Rasa (Kunar). Una trib\u00f9 di stirpe comune migr\u00f2 nella vostra area, erano i pashta, oggi voi pashtun ne siete i discendenti e con noi condividete un\u2019antica sapienza. Aiutateci a combattere la prepotenza inglese che emana da sud. Oggi tra chi conserva ancora qualche consapevolezza della propria storia \u2013 la guerra prima contro i sovietici e poi civile ha azzerato la memoria dell\u2019Afghanistan \u2013 Hitler e il suo alleato italiano Mussolini sono considerati con favore. Del resto lo stesso Abul Ala al Maududi, l\u2019ideologo deobandi (mor\u00ec nel 1979, in un ospedale americano) che ha modellato l\u2019estremismo pachistano e talebano, ha fornito ai suoi combattenti il programma politico e ancora li ispira, era un ammiratore del Reich.<\/p>\n<p><strong>In un angolo di Camp Invicta<\/strong>, la base dei militari italiani nella zona esterna di Kabul \u2013 proprio vicino all\u2019angolo dove i soldati greci per passare il tempo hanno aperto uno spaccio con i tavolini \u2013 c\u2019\u00e8 una prova materiale dell\u2019antica amicizia: un Cv35, la \u201cscatola di sardine\u201d, un carro armato leggero costruito in epoca fascista. Roma ne don\u00f2 14 al re afghano per ingraziarselo, e lui li us\u00f2 per la sua guardia personale. I soldati lo hanno ritrovato tra i colossi arrugginiti abbandonati dall\u2019Armata Rossa negli anni Ottanta, attirati dalle dimensioni minuscole e dalle scritte in caratteri latini sulle parti interne, e lo hanno trasformato in un piccolo monumento alla presenza italiana in Afghanistan. E poi ci sono le famose parole di apprezzamento dedicate a Mussolini e all\u2019Impero da Muhammad Iqbal, il padre spirituale e islamista del Pakistan, ricevuto dal Duce e poi morto nel 1938. All\u2019Accademia d\u2019Italia Iqbal disse: \u201cLa nazione erede di Roma, vecchia di antiche forme, si \u00e8 rinnovata ed \u00e8 rinata, giovane. Nello spirito dell\u2019islam vibra oggi la medesima ansia\u201d.<\/p>\n<p><strong>Sotto il regno del troppo mite Zahir shah<\/strong> e del suo pazzo successore Mohammad Daoud, negli anni Settanta, gli uomini dell\u2019\u00e9lite pashtun approfittarono di ogni occasione per portare avanti la propria agenda di espansione. Formarono la Pashto Tolana, la Societ\u00e0 pashto, per imporre il pashto \u2013 il linguaggio tribale, povero e poco adatto all\u2019uso in uno stato moderno \u2013 alle altre etnie. Inventarono nuovi termini e parole per rimpiazzare quelli gi\u00e0 esistenti nel dari, lingua ufficiale. Inventarono persino un\u2019antologia di antichi poeti, la Pota Khazana , \u201cIl tesoro nascosto\u201d, che avrebbe dovuto legittimare la nobilt\u00e0 della loro tradizione storica e culturale, ma che ha avuto invece l\u2019effetto contrario perch\u00e9 nessuno \u00e8 ancora\u00a0 riuscito a provarne l\u2019autenticit\u00e0. Continuarono a sostenere che la Linea Durand, tracciata dagli inglesi tra Pakistan e Afghanistan, non deve essere riconosciuta, che anzi due province pachistane, quella del nord-ovest e lo sterminato Baluchistan, fino gi\u00f9 al fiume Indo, dovrebbero essere annesse, e che la loro presenza al nord avrebbe dovuto essere rafforzata con migrazioni e colonizzazioni forzate. Di colpo, se cos\u00ec fosse accaduto, l\u2019Afghanistan sarebbe diventato finalmente il paese a maggioranza pashtun dei loro sogni.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-main-full wp-image-2647\" src=\"http:\/\/www.hazarapeople.com\/it\/wp-content\/uploads\/2016\/11\/Pak-Afg-Ind_map1-822x516.jpg\" alt=\"pak-afg-ind_map1\" width=\"702\" height=\"441\" srcset=\"https:\/\/www.hazarainternational.com\/it\/wp-content\/uploads\/2016\/11\/Pak-Afg-Ind_map1-822x516.jpg 822w, https:\/\/www.hazarainternational.com\/it\/wp-content\/uploads\/2016\/11\/Pak-Afg-Ind_map1-343x215.jpg 343w\" sizes=\"auto, (max-width: 702px) 100vw, 702px\" \/>Quando vent\u2019anni dopo i talebani<\/strong> sono arrivati al potere avevano gi\u00e0 a disposizione tutto questo armamentario ideologico.\u00a0 William Maley, nel suo \u201cThe Afghanistan Wars\u201d \u2013 il miglior libro sul paese secondo Stanley McChrystal, il generale americano messo dal presidente Obama a comandare la guerra \u2013 descrive la pulizia etnica contro gli hazara, i discendenti dei mongoli con gli occhi dal taglio allungato, considerati razza inferiore: \u201cQuando l\u20198 agosto 1998 i talebani occuparono Mazar e Sharif, nel nord, si gettarono nel massacro per tre giorni. Le stime pi\u00f9 caute parlano di duemila morti. In un ospedale, trenta pazienti furono uccisi nei loro letti. Nelle strade piene di cadaveri\u00a0 i superstiti erano avvisati dagli altoparlanti: lasciate i corpi dove si trovano, non seppelliteli\u201d. Mullah Abdul Manan Niazi, \u201cun fanatico sciovinista pashtun\u201d, ordin\u00f2 personalmente di sparare a una donna pashtun assieme alle otto hazara che aveva tentato di nascondere. Nel gennaio 2001, il comandante Dadullah \u2013 poi diventato famoso in Italia come rapitore di Daniele Mastrogiacomo, inviato di Repubblica \u2013 guid\u00f2 un\u2019altra serie di massacri a Yakaolang. Il peggiore fece trecento vittime. Settanta donne e bambini hazara cercarono rifugio dentro una moschea, ma quella fu distrutta con due razzi. La pulizia etnica val bene una moschea. Anche una delegazione di vecchi hazara che aveva cercato di intercedere fu uccisa.<\/p>\n<p><strong>Per alcuni analisti, il regime change del 2001<\/strong> ha colpito troppo all\u2019improvviso il potere pashtun sul paese, un po\u2019 come \u00e8 successo in Iraq nel 2003, quando tutti gli appartenenti alla minoranza dominante sunnita, iscritti al partito Baath di Saddam Hussein, furono lasciati a spasso e si trasformarono nel serbatoio d\u2019uomini della guerriglia. Il primo governo a interim afghano, creato a Bonn nel dicembre 2001, era gi\u00e0 dominato dai rivali tagiki del consiglio di guerra che governava la valle del Panshir, la Shura yi Naza i Shamali. Certo, ci sono Karzai e altri pezzi grossi, ma la tradizionale struttura di potere tribale centrata sui pashtun \u00e8 stata esclusa. In alcuni casi, a favore di personaggi irrilevanti, che prima della guerra controllavano soltanto porzioni minuscole del territorio. L\u2019esclusione per vendetta si ripercuote in tutte le istituzioni. Alla tv di stato afghana lavorano soltanto 100 pashtun, su 1.800 dipendenti. Se non si risolve il problema pashtun, avvertono, la guerriglia quasi spazzata via nel 2001 continuer\u00e0 a rigenerarsi dalle proprie ceneri.<\/p>\n<p><strong>In teoria, oggi in Afghanistan<\/strong> chi si sente escluso avrebbe il modo di aggiustare tutto e di riavere indietro il proprio potere rappresentativo nel migliore dei modi: con le elezioni. In realt\u00e0,\u00a0 i pashtun non ci credono pi\u00f9 e si stanno danneggiando da soli. Le quattro grandi province del sud, Helmand, Kandahar, Nimroz e Uruzgan, sono quelle che meno beneficiano dei deboli sforzi centrali di far andare meglio le cose perch\u00e9 si combatte di pi\u00f9, l\u2019infestazione di talebani \u00e8 fortissima, la popolazione \u00e8 impaurita. I sondaggi dicono che laggi\u00f9 i pashtun sono apatici e hanno poca voglia di partecipare alle votazioni.\u00a0 Per le prossime elezioni presidenziali del 20 agosto, secondo la Commissione elettorale indipendente, nell\u2019area si sono gi\u00e0 registrati per il voto meno elettori che al turno precedente, nel 2004. Circa un milione, che verosimilmente obbediscono all\u2019ordine di boicottaggio impartito dai talebani. E questa volta non sar\u00e0 nemmeno concesso di votare ai profughi pashtun in Iran e in Pakistan, diminuendo ancora il peso elettorale del sud. Intanto, in ogni provincia, a dispetto delle offensive di americani e inglesi, i talebani si sforzano di tenere in vita i loro governi ombra. Sono strutture parallele che provano a controllare il territorio con un unico fondamentale principio guida: agire come se il regime change del 2001 non fosse mai avvenuto.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Afghanistan: qui il potere si chiama Pashtun sgmb id=&#8221;1&#8243; Articolo di Daniele Raineri, tratto da &#8220;Il foglio&#8221; A Kabul non ci cascano. 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